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18/05/2020

Covid-19 La fase II delle aziende delle ferramenta La parola a BOSSONG

Intervista a Michele Taddei, Direttore commerciale Bossong

Michele Taddei, Direttore commerciale Bossong

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come avete affrontato le varie fasi dell’emergenza Covid-19?

Già a fine febbraio, una volta compreso che la situazione stava precipitando, abbiamo riunito i nostri capireparto e con loro abbiamo definito una procedura interna. Così, ancor prima che venissero emanati i primi provvedimenti del Governo, abbiamo provveduto ad acquistare i termometri scanner per la misurazione della temperatura, le mascherine -che anche grazie a questo non ci sono mai mancate - e a dotare di disinfettanti le diverse postazioni di lavoro. Inoltre, abbiamo subito limitato l’accesso al magazzino da parte di esterni, stabilendo che chi effettuava le consegne doveva restare sul camion e che il nostro personale avrebbe eseguito le operazioni di carico e scarico. Per questo, non nego che siamo stati tra coloro che hanno vissuto con disappunto l’arrivo del DPCM che ci ha imposto di bloccare l’attività dal 25 marzo. Abbiamo presentato subito istanza al Prefetto e riaperto dal 6 aprile in sicurezza, limitando allo stretto indispensabile il personale presente in ufficio, inserendo dei sanificatori e ricorrendo allo smart working per i commerciali e il personale di segreteria a parte una presenza a rotazione. Più che la necessità di garantire la sicurezza – essendo di moderna concezione nei nostri reparti erano già presenti tutte le condizioni per garantire il distanziamento – a convincerci a riprendere la produzione in modo limitato è stato il fatto che, a causa del lockdown, l’unico mercato attivo, anche se con qualche rallentamento, era quello estero. Anche per questo abbiamo deciso di tenere aperto il magazzino solo di mattina. Per far fronte a questa riduzione dell’attività siamo ricorsi alla cassa integrazione.  

Essere in lockdown, mentre loro lavoravano vi ha penalizzato nei confronti dei vostri clienti esteri, magari aprendo la strada a vostri competitor?

Con la sola eccezione della Spagna, i nostri mercati europei più importanti – ad esempio Francia e Germania – hanno continuato a lavorare, sia pure in modo più rallentato e ricorrendo a turnazioni. Ciò nonostante, l’unico contraccolpo che abbiamo subito è un calo di fatturato dovuto all’emergenza. E questo anche grazie al fatto che abbiamo continuato a seguire i clienti con i nostri commerciali, che proprio per questo hanno avuto una cassa integrazione ridotta. Non solo, da quando è partita la pandemia abbiamo curato in modo particolare la comunicazione verso i clienti esteri e italiani cercando di aggiornarli puntualmente sull’evoluzione delle disposizioni di legge e, conseguentemente, delle nostre procedure.

Oggi siete attivi quasi al 100%, come descriverebbe l’attuale situazione del mercato?

Vorrei precisare che, a tutela dell’azienda, il ritorno alla normalità sul piano produttivo e del rientro del personale dalla cassa integrazione sarà graduale e con tempistiche dettate dall’andamento del mercato. L’obiettivo è raggiungere il 100% di operatività al più presto.

Detto questo, nella prima settimana dopo il 4 maggio, i primi a inoltrare ordini sono stati i clienti che si erano organizzati in modo da essere già operativi, ma già a partire dalla seconda settimana le richieste sono apparse in aumento. Dobbiamo anche tener conto che i magazzini dei nostri clienti sono fermi alla situazione immediatamente precedente il lockdown. Il che significa prima di tornare ad approvvigionarsi devono smaltire i materiali stoccati. Questo dovrebbe avvenire in tempi brevi, perché ritengo che il bisogno di riattivarsi dei tanti cantieri bloccati dal lockdown darà un impulso al mercato.

Teme contraccolpi legati al sentiment non positivo dei suoi clienti?

Potrà forse capitare che qualche rivendita di ferramenta o qualche magazzino edile riduca i tempi di programmazione degli acquisti in modo da limitare lo stock allo stretto necessario, ma In generale non ho preoccupazioni di questo tipo.

Più probabilmente la criticità da affrontare sarà la scarsa liquidità…

Dal mio punto di vista questo è esattamente il punto. La crisi attuale è stata innescata da un evento straordinario ed è ben diversa da quella prettamente economica del 2008. Ci troviamo a fare i conti con un blocco di qualche mese e questo farà sì che il 2020 sarà un anno difficile, ma almeno dal punto di vista del fatturato, non tragico. Ciò non toglie che sia un vero peccato, perché l’anno si era aperto con prospettive di tutt’altro tenore e questo ci aveva incoraggiato a prendere in esame investimenti e progetti.

Tornando al tema della mancanza di liquidità, penso che potrebbe essere una criticità momentanea, ma a condizione che si realizzi un intervento deciso dello Stato con finanziamenti a fondo perduto che consentano alle rivendite e alle attività artigianali di coprire stipendi e riacquisto di materiali in modo da riprendere a lavorare tornando velocemente alla normalità. Dopo la crisi del 2008 l’impegno profuso nel recupero credito ci ha consentito di ridurre in modo considerevole le perdite a bilancio. Questo è un nostro fiore all’occhiello che ha coinvolto tutta l’azienda e che oggi rischia di essere compromesso dall’impatto di questa emergenza.

Alcuni ipotizzano che molte rivendite e piccole attività non riusciranno a ripartire. Qual è la sua opinione

Non nascondo di avere qualche preoccupazione pensando al grosso distributore o al grossista: Lavorano ormai con margini bassissimi e questo nel tempo ha impedito loro di accantonare risorse che oggi servirebbero. L’emergenza Coronavirus li obbligherà a ristrutturarsi per riuscire ad andare avanti. Sono più ottimista sulle prospettive della classica ferramenta o rivendita di medie dimensioni che per lo più è a gestione familiare e probabilmente riuscirà a reagire alle nuove condizioni di mercato in tempi rapidissimi.

In conclusione, come avete lavorato sul fronte della comunicazione che forse oggi è un asset ancora più strategico?

Ancora per molto tempo saremo costretti a sostituire viaggi di lavoro e visite ai clienti con incontri virtuali e a distanza. Per quanto ci riguarda questo passaggio non è stato particolarmente critico. Forse perché già prima eravamo abituati a gestire via Skype eventuali emergenze con i clienti esteri. In queste settimane abbiamo organizzato a distanza con personale tecnico, agenti, venditori e clienti utilizzando zoom.us che ha il vantaggio di consentire anche la condivisione dei documenti. Questo metodo era già in precedenza ben accettato all’estero e presumibilmente lo sarà sempre di più anche in Italia. In aggiunta a questo, da quando l’emergenza è partita abbiamo mantenuto un filo diretto via social e sito con tutti i clienti aggiornandoli costantemente sull’evolversi delle nostre procedure alla luce delle disposizioni via via emesse.

 



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